Le paste genovesi incarnano in tutta la loro semplicità un principio che a me è sempre stato caro. Meno è più. Cioè lo diceva anche Leonardo da Vinci eh, non un tipo a caso.

Esattamente scriveva: “La semplicità è la più estrema delle sofisticazioni”.

E’ una massima assai difficile da spiegare, fermo restando che non sono messa qui a spiegare niente a nessuno, allo stesso tempo credo fermamente si tratti più di una forma mentis, di un modo vero e proprio di allinearsi al quotidiano vivere che sa trarre tanto da cose piccole piccole. Che alla fine invece, sono le cose “grandi”.

Parole ovvie, perspicue. Così come è ovvia l’infinita essenzialità di questo dolce, buono, oltre ogni misura.

Il primo ricordo che ho di questo dolce è strettamente legato alla figura della mia nonna materna. Lei ha vissuto da sposata gran parte della sua vita in Sardegna, a Cagliari. Ma le sue origini sono siciliane. Ricordo ancora quando per la breve parentesi estiva tornava a Palermo, e io rimanevo tre mesi senza vederla. Alla fine sentivo molto la sua mancanza e, uno dei ricordi più belli che ho insieme a lei, riguarda proprio il momento in cui tornava dalle vacanze e nel varcare la porta di casa diceva :”Casa mia casa mia, per piccina che tu sia, tu mi sembri una badia”. E io tra me e me pensavo che in fondo forse doveva essere felice di tornare qui.

L’aria di casa sua si riempiva immediatamente dei profumi dei prodotti che ci portava dalla vacanza, origano fresco, pane con i semini, paste di mandorla, caciocavallo, primosale ..se chiudo gli occhi riesco perfettamente a essere lì, circondata da bacini, valigie, buste, pacchetti, ancora un’altra volta. Perché insieme a quei profumi l’aria si riempiva anche di felicità. Amavo e amo molto mia nonna, è una delle persone più buone che abbia mai conosciuto.

Ecco le genovesi, dal viaggio arrivavano in avanzato stato di morte (apparente). Già perché non aveva alcuna importanza se non fossero più belle come appena fatte, erano giunte sino lì e per quel motivo andavano onorate, magari morsicate subito anche se fosse stata già l’ora di metter su l’acqua per la pasta.

Più scrivo e più mi rendo conto di quanto sia importante il significato di questo blog per me. Che non ha importanza se sia un bistrot degno o no di essere chiamato tale, ma come ho voluto citare, anche se in piccolo, avvisa anzitutto il lettore della mia missione, quella di raccontare storie d’amore legate al cibo. E grazie al cielo, Dio solo sa quante ne avrò da raccontare.

Buona Pasqua a tutti voi!

Ingredienti e dosi per circa 20 genovesi

  • 500 g farina di grano duro rimacinata
  • 200 grammi di strutto o 100 grammi di burro
  • 175 grammi di zucchero
  • 1 bustina di lievito (facoltativa)
  • 3 tuorli
  • Albume per sigillare
  • Acqua o latte freddi q.b. per aiutarvi a impastare

Impastate tutti gli ingredienti a mano su una spianatoia. formate un impasto liscio e ben omogeneo, appiattite, mettete tra due fogli di carta da forno e mettete in frigorifero almeno un’ora.

Potete farcirle o con la crema pasticcera o con la ricotta arricchita con pezzi di cioccolato o zuccata.

Per la crema pasticcera:

  • 180 g di tuorli (circa 9)
  • 125 g di zucchero semolato
  • 60 g di amido di riso o amido di mais
  • 500 g di latte fresco
  • 1 baccello di vaniglia
  • scorza grattugiata di mezzo limone

Portate a bollore il latte, nel frattempo sbattete in una ciotola con una frusta i tuorli con lo zucchero e l’amido di riso, la vaniglia e la scorza del limone.

Versate il latte caldo su questo composto a più riprese, quindi rimettete sul fuoco, mescolando costantemente con una frusta, e fate completare la cottura sino a 82°-84°C.

Trasferite subito in una ciotola o in una placca sterilizzato con alcool, coprite con pellicola alimentare a contatto e abbattete subito di temperatura per evitare qualsiasi proliferazione batterica.

Ora che avete preparato tutti i composti necessari alla realizzazione della ricetta, vi suggerisco di guardare il video dove la signora Maria Grammatico di Erice ci mostra come formare e chiudere le genovesi.

Infornate a 210/215 °C per circa 13/15 minuti. Quando saranno fredde spolverate con zucchero a velo.

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