E’ assai difficile descrivere con le parole la bontà di questo piatto tipico sardo. A metà strada fra il dolce, il salato e l’acidulo è quanto di meglio ci si possa augurare per concludere un pasto. Per me, non c’è entremet, chantilly, namelaka, ganache o cremoso in grado di reggere il gioco. Per me, è il dolce con la “d” maiuscola.

Ora immaginate, uno scrigno di friabile pasta violada, dal sapore neutro, che acquista la sua dolcezza dal miele e che con lui diventa tutt’uno. Un ripieno di pecorino freschissimo acidulato che in frittura si fonde all’interno. Un profumo inconfondibile. Di semola rimacinata, di storia, di tradizioni secolari.

La nota acida del pecorino è fondamentale. Tiene su l’intero gioco di contrasti. Se non ci fosse, il miele, per quanto delizioso, potrebbe divenire stucchevole. La nota acida del pecorino fresco insomma, tiene su tutta la struttura della seada.

Un dolce non dolce, che vuole come depositarie della ricetta le mogli dei pastori, che avevano appunto le materie prime per la sua realizzazione e che ovviamente, sapevano prepararle a puntino.

Tanto mi sono scervellata per il ripieno. Pensavo fosse necessario trovare chissà che..invece, sarà necessario procurarvi un buon pecorino fresco, grattugiarlo, e aggiungervi della scorza di arancia o limone finemente grattugiata. Con questo composto andrete a realizzare dei dischetti di circa 4 cm di diametro (circa 25g) pronti per essere adagiati fra i due dischi di pasta. Per il resto anche la frittura non va sottovalutata; va fritta in olio non troppo profondo e irrorata sulla parte superiore con l’olio caldo con l’aiuto di un cucchiaio.

La sua riuscita conta molto, anzi, conta soltanto sulla qualità della materia che sceglierete. Quindi ben venga lo strutto ancora preparato in maniera artigianale, ben venga il miele della propria terra, e soprattutto il formaggio, re indiscusso del piatto.

Tra tutte le ricette dei dolci sardi, forse questa è la più semplice dal punto di vista dell’esecuzione, in un’ora riuscite a prepararne una ventina.

Ok abbiamo parlato del ripieno (vi do un’indicazione delle dosi, ve ne occorrerà circa 500g per circa 20 seadas).

Ora parliamo della pasta:

  • 500 g di farina di semola tipo Granito
  • 90 g di strutto
  • 180-200 ml d’acqua tiepida

Niente di più. Impastate a mano sulla spianatoia o col gancio in planetaria.

In alcune ricette è previsto l’uso delle uova ma, a parer mio, sono superflue. Lo strutto fa già abbastanza da “legante” e del sapore vero e proprio dell’uovo non ci interessa granché.

La pasta va stesa sottile; io ho utilizzato un tirasfoglia (quello del cooking chef sino allo spessore di 8) nella macchina a mano o elettrica credo sia la penultima tacca. Non deve comunque risultare spessa e invadente, in bocca, deve quasi sciogliersi.

Il coppapasta che ho utilizzato è da 12 cm dentellato. Ma ovviamente la potete fare anche più grande. La porzione che risulta da questo quantitativo è abbastanza soddisfacente, ne troppa, ne troppo poca 🙂

Per quanto riguarda la conservazione, potete stoccare be protette in freezer per due settimane; Non friggete però da congelate, fate decongelare a temperatura ambiente quindi friggete in olio caldo a 170°C.

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